Come funziona davvero l'aliquota che paghi
Quasi tutti sanno dire in quale scaglione rientrano. Molti meno sanno che quell’aliquota non si applica a tutto il reddito — ed è da lì che nascono i conti sbagliati.
«Io sono nel 33%.» È una frase che si sente spesso, e in un certo senso è corretta. Il problema è che quasi sempre viene usata per fare un calcolo che non torna: si prende il reddito annuo, lo si moltiplica per l’aliquota e si guarda il risultato con un certo sgomento.
Quel calcolo non corrisponde a come funziona l’IRPEF. E la differenza non è piccola: può valere diverse migliaia di euro.
Che cosa significa «progressiva»
L’IRPEF è un’imposta progressiva a scaglioni. Il reddito imponibile viene immaginato come una colonna divisa in fasce, e ogni fascia ha la propria aliquota. L’imposta totale è la somma di quanto si paga su ciascuna fascia.
Non esiste quindi un momento in cui «si passa» a un’aliquota superiore su tutto. Si entra in una fascia nuova soltanto con la parte di reddito che supera la soglia precedente. Tutto ciò che sta sotto continua a essere tassato esattamente come prima.
Gli scaglioni in vigore dal 2026
| Parte del reddito imponibile | Aliquota |
|---|---|
| Fino a 28.000 euro | 23% |
| Oltre 28.000 e fino a 50.000 euro | 33% |
| Oltre 50.000 euro | 43% |
Tre fasce, tre aliquote. La fascia centrale è quella che è cambiata dal 2026, passando dal 35% al 33%.
Un conto passo per passo
Prendiamo un reddito imponibile di 38.000 euro. L’esempio è illustrativo e si limita all’IRPEF lorda nazionale: non comprende detrazioni, addizionali o conguagli, che cambiano il risultato finale.
| Fascia | Imposta |
|---|---|
| Primi 28.000 euro, al 23% | 6.440 euro |
| Da 28.000 a 38.000 euro, al 33% su 10.000 | 3.300 euro |
| IRPEF lorda nazionale | 9.740 euro |
Il calcolo frettoloso — 38.000 × 33% — darebbe 12.540 euro. La differenza rispetto al conto corretto è di 2.800 euro. È esattamente l’errore che si commette applicando l’aliquota più alta a tutto il reddito.
Aliquota marginale e aliquota media
Da questo esempio nascono due numeri diversi, che spesso vengono confusi.
L’aliquota marginale è quella che si applica all’ultimo euro guadagnato. Nel nostro caso è il 33%: se questa persona ricevesse 100 euro in più di imponibile, su quei 100 euro pagherebbe 33 euro.
L’aliquota media è l’imposta totale divisa per il reddito totale. Qui è 9.740 diviso 38.000, cioè circa il 25,6%. È il peso effettivo dell’imposta su tutto il reddito.
Entrambe sono utili, ma rispondono a domande diverse. La marginale serve a capire che cosa succede a un reddito aggiuntivo; la media serve a capire quanto pesa l’imposta sul totale. Chi usa la marginale per stimare l’imposta complessiva sbaglia sempre per eccesso.
Finché esiste più di uno scaglione, l’aliquota media resta inferiore a quella marginale. Se qualcuno ti dice che «paghi il 43% di tasse» perché superi i 50.000 euro, sta citando la marginale come se fosse la media.
Il mito della soglia da non superare
Da questo meccanismo discende la conseguenza più importante, e anche la più fraintesa: superare una soglia non fa mai diminuire il netto complessivo.
Si sente dire che non conviene guadagnare qualche euro in più perché «si cambia scaglione e si perde tutto». Per quanto riguarda gli scaglioni IRPEF, non è così. Chi passa da 27.900 a 28.100 euro di imponibile paga la nuova aliquota soltanto su 100 euro: circa 33 euro invece di circa 23. La differenza è di una decina di euro, non di migliaia.
Questo vale per gli scaglioni. Esistono invece altri meccanismi — alcune detrazioni che si riducono al crescere del reddito, o requisiti di accesso a determinate prestazioni legati a soglie precise — che funzionano in modo diverso e vanno valutati a parte. Non è l’impianto progressivo a creare quei salti.
Che cosa viene dopo il calcolo dell’imposta lorda
Il conto visto sopra produce l’IRPEF lorda. Non è ancora quello che si paga. Dopo intervengono almeno tre passaggi:
- le detrazioni, che si sottraggono direttamente dall’imposta — per redditi da pensione o da lavoro, per familiari a carico, per determinate spese. Molte diminuiscono al crescere del reddito; ne parliamo in questo articolo;
- gli oneri deducibili, che invece agiscono prima, abbassando il reddito imponibile da cui si parte. La differenza tra dedurre e detrarre è spiegata qui;
- le addizionali regionali e comunali, che si aggiungono all’imposta nazionale e variano da comune a comune.
Solo al termine di tutti questi passaggi si arriva all’imposta effettivamente dovuta, e quindi al netto.
Perché vale la pena saperlo
Capire gli scaglioni non serve a fare da soli la dichiarazione. Serve a leggere correttamente qualsiasi notizia fiscale. Quando si legge che un’aliquota è scesa di due punti, la domanda giusta non è «quanto risparmio sul mio reddito?», ma «quanta parte del mio reddito ricade in quella fascia?».
È la stessa domanda che decide se una modifica come quella del secondo scaglione produce un effetto concreto per una persona oppure nessun effetto. E la risposta dipende dall’imponibile, non dal reddito lordo che si ha in mente.
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Fonti ufficiali
- Camera dei deputati — Tassazione delle persone fisiche: aliquote e scaglioni IRPEF.
- Agenzia delle Entrate: guide ufficiali su dichiarazione, detrazioni e calcolo dell’imposta.
- Dipartimento delle Finanze: documentazione sulle aliquote e sulle addizionali locali.
Su questo articolo. Informazione pubblicitaria di carattere generale, sponsorizzata da AnG Consulting OÜ e redatta da un editore indipendente. Il contenuto non è pubblicato né approvato dall’INPS o dall’Agenzia delle Entrate, non presta consulenza fiscale individuale e non garantisce un risparmio o un rimborso personale. Gli importi e gli esempi citati sono calcoli illustrativi basati su fonti pubbliche. Per le situazioni specifiche fanno fede la normativa vigente, i documenti fiscali e i canali ufficiali, consultabili su inps.it e agenziaentrate.gov.it.